Le doti del cane utili all’uomo

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Detto anche indole, il carattere, nei cani come negli altri animali, è il risultato dell’incontro tra componenti ambientali e genetiche. Le componenti ambientali interagiscono con quelle innate e pertanto limitano, annullano o, al contrario, esaltano il loro sviluppo ma non potranno mai compensare completamente una dote caratteriale totalmente assente o comunque gravemente carente.
Si possono distinguere una serie di caratteristiche innate che, interagendo ed integrandosi, vanno a comporre il complesso caratteriale del cane e quindi, condizionare i suoi comportamenti.
Ecco i principali

TEMPERAMENTO: è un po’ il “motore” del cane. Il temperamento è la velocità di risposta agli stimoli esterni: maggiore è la velocità di reazione, più è alto il temperamento. Nella valutazione dunque, componenti fondamentali da tener presente saranno la vivacità e l’intensità delle reazioni. Può essere valutato da spento ad apatico, caratteristiche non desiderabili e di difficile utilizzo, oppure normale, pronto, vivace, che lo collocano in una fascia di temperamento da medio ad alto e rendono idoneo il cane che la possiede a varie attività, comprese quelle di Utilità e Difesa. Di solito, il temperamento è collegato alla costituzione fisica: cani pesanti, molli, di tipo linfatico (dal movimento lento e morbido) hanno un temperamento basso, al contrario dei cani di costituzione nevrile, leggeri e fisicamente scattanti. Anche le posture sono utili alla valutazione: i cani di temperamento alto hanno sguardo attento, muscolatura tesa, pronta all’azione, appoggi leggeri al suolo, inclini al movimento al minimo stimolo. È facile pertanto comprendere come, pur variando ampiamente da cane a cane, anche l’appartenenza ad una determinata razza condizioni il temperamento, certamente più alto in determinate razze da pastore (da conduzione) piuttosto che in altre (da difesa del gregge) o in razze di tipo molossoide.
Collegata al temperamento, a lui affine, quasi fosse un altro modo per definirlo, è la “soglia di stimolo”, che è la quantità di informazioni necessaria per far scattare un’azione o una reazione: la soglia di stimolo sarà tanto più alta quanti più stimoli occorreranno per far scattare un’azione; quanto più sarà alto il temperamento, tanto più bassa sarà la soglia di stimolo. E’ molto importante non confondere il temperamento con il nervosismo: il temperamento porterà il cane a rispondere con prontezza a stimoli esterni attraverso movimenti anche fulminei e velocissimi ma sempre collegati allo stimolo ricevuto; il cane nervoso invece tradirà questa sua caratteristica attraverso azioni e movimenti frenetici ed inconsulti, spesso stereotipati, anche scollegati da uno stimolo scatenante. Prendendo a prestito il gergo ippico, potremmo affermare che il cane di alto temperamento è un cane “nevrile” (concetto positivo di pronta reazione del sistema nervoso), mentre l’altro tipo è solamente “nervoso” (caratteristica non desiderabile che comporta insicurezza ed inaffidabilità). Il temperamento non va altresì confuso con la “Curiosità”, che si può definire come la capacità di interessarsi al mondo esterno e la volontà di esplorarlo attraverso i sensi; la differenza consistente nel fatto che il temperamento attiene a stimoli che si presentano al cane in maniera autonoma rispetto alla sua volontà, mentre, nel caso della curiosità, lo stimolo deriva dalla volontà del cane di assumere informazioni sul mondo esterno. Le due cose, comunque, pur non essendo sovrapponibili, sono intimamente collegate: un cane curioso sarà sempre un cane di buon temperamento. La curiosità è una dote che aiuta molto nella preparazione degli esercizi di Pista e Difesa.


TEMPRA
è definita come la capacità di sopportare stimoli esterni spiacevoli. La tempra può essere suddivisa in tempra fisica e tempra psicologica, a seconda che ci si occupi della capacità di sopportare eventi spiacevoli, rispettivamente, di tipo fisico o psicologico. Esempio del primo caso può essere il superare un evento fisicamente doloroso, come un incidente occorso, ad esempio, nell’eseguire un esercizio di salto: il cane di tempra dura si rialzerà ed affronterà di nuovo l’esercizio senza risentire della esperienza dolorosa, il cane di tempra scarsa o molle tenderà ad evitare di ripetere l’esercizio, nel timore di incorrere di nuovo nella esperienza spiacevole. Esempio di tempra psicologica può essere il sopportare le pressioni e le minacce di una sequenza di difesa senza cedere minimamente.
La tempra può essere classificata come durissima,dura, normale, scarsa àe molle. Per motivi opposti sono di difficile utilizzo sia i cani di tempra durissima che quelli di tempra molle: i primi saranno molto difficli da gestire, i secondi saranno inabili a superare anche i minimi stimoli negativi che inevitabilmente si presenteranno nel corso dell’addestramento.
Nel tempo, per effetto delle sensibilità verso le esigenze degli animali e del cambiamento e affinamento delle tecniche di addestramento, la dote della tempra sembra oggi meno importante rispetto a quanto non fosse ritenuta qualche decennio fa ma non dobbiamo mai dimenticare che un cane di buona tempra avrà comunque una sicurezza di sé che lo renderà anche un cane sicuro verso gli altri e quindi molto più stabile dal punto di vista nervoso, non incline a atteggiamenti inutilmente rissosi e che sarà più pronto a superare esperienze negative che comunque, anche incidentalmente, si potranno verificare durante l’addestramento.


Anche la tempra è collegata alla “Soglia di stimolo”, che sarà, solitamente, tanto più alta quanto più dura sarà la tempra.
Collegata alla tempra possiamo considerare la “Resistenza”, dote che consiste nella capacità di sopportare sforzi fisici e psichici protratti nel tempo, senza dar segno di evidente stanchezza. Come per il caso del temperamento e della curiosità, anche tempra e resistenza sono caratteristiche collegate: un cane che dimostri resistenza, sarà comunque un cane di buona tempra, capace oltretutto di protrarre nel tempo lo sforzo psichico e fisico. La prova che porta, per l’appunto, il nome di “prova di resistenza” testa proprio questa caratteristica.

DOCILITÀè la capacità del cane di conformarsi alla volontà dell’altra componente del binomio, quella umana. La docilità è tanto più alta quanto più questo assoggettamento alla volontà umana sia frutto di piacere di eseguire e non di obbligo o coercizione violenta da parte dell’uomo. In altre parole, non può essere definito docile il cane che esegua il comando per puro obbligo, senza essere in realtà disponibile ad esso ma anzi essendovi costretto. Il cane docile dimostrerà con evidenza il piacere al lavoro, fin dal primo momento si dimostrerà entusiasta e voglioso di eseguire e “fare “ insieme all’uomo. E’ una dote che va valutata, per quanto possibile, spogliandola dalla sovrastruttura data dall’addestramento, che maschererà eventuali carenze o che, al contrario, quando sbagliato o frutto di un cattivo accoppiamento cane-umano, potrà lasciar vedere una indocilità che in realtà potrebbe essere solo indotta e non innata.

La docilità è di solito meno alta nelle razze che derivano da cani da combattimento, nelle quali, per effetto della selezione iniziale fatta dai creatori delle varie razze, si è privilegiato una certa “asprezza”, che consentiva ai cani di combattere fino alle estreme conseguenze. Pur essendosi perso, con l’evoluzione delle razze e del loro utilizzo, tale fine, nella memoria di razza certe inclinazioni non possono essere del tutto cancellate e pertanto ancora le possiamo rivedere in comportamenti tipici di alcune razze.

POSSESSIVITÀ: è l’inclinazione a difendere la “proprietà” di un oggetto o di essere animato, animale o persona che esso sia. La possessività si inizia a manifestare sin da piccolo nel cucciolo, che contenderà e difenderà il gioco che gli sarà offerto dai tentativi di impossessarsene che faranno i suoi fratelli di cucciolata. E’ dote fondamentale da sviluppare durante le varie fasi di addestramento, in quanto, combinata con aggressività e combattività, garantirà quell’atteggiamento costante di sfida nei confronti del figurante che è necessario nelle nostre prove di Utilità e Difesa. Nello stesso tempo, essa dovrà essere mitigata dalla docilità, per far sì che il cane abbia piacere a condividere il gioco con il suo compagno, il suo partner e conduttore.

SOCIABILITÀè la capacità di inserirsi naturalmente nella società umana. Essa è alla base della socializzazione, che è il risultato finale dell’incontro tra la dote innata (sociabilità) e la risultante delle esperienze avute, soprattutto durante il periodo individuato come finestra di socializzazione, momento nel quale il cane impara a relazionarsi con gli altri individui della sua e delle altre specie. Un cane con alto grado di sociabilità, difficilmente arriverà a diffidare dell’uomo, anche dopo aver subito esperienze negative: tenderà semmai ad associarle ad una determinata situazione o persona, senza generalizzare nei confronti dell’intera specie.

AGGRESSIVITÀè  una delle pulsioni più importanti in natura per qualsiasi predatore, in quanto connessa alla sua stessa sopravvivenza e quindi alla sopravvivenza della specie. L’aggressività si esplica in tutta una serie di comportamenti che vanno da quelli di minaccia attraverso posture del corpo fino alla aggressione vera e propria attraverso il morso.
L’aggressività può essere classificata in vari modi, a seconda della specie verso cui è diretta o delle cause che la scatenano. In particolare, in relazione alla specie animale verso cui è diretta, la distinguiamo in:
Aggressività intraspecifica: è rivolta verso membri della propria specie (cani)
Aggressività interspecifica: è rivolta verso membri di specie diverse (animali o umani).
L’aggressività può anche essere classificata in base alla sua causa scatenante e possiamo quindi distinguere fra: aggressività predatoria, da dominanza, territoriale, da difesa, da insicurezza, da dolore. Ad ognuna di essa si accompagneranno moduli comportamentali diversi nel loro grado e nella loro manifestazione ma che avranno comunque come esito finale, in caso di necessità percepita dal cane, il morso. Fra tutte le doti naturali del cane, l’aggressività è forse la meno modificabile, almeno nel senso di “aggiungerne”, mentre invece può essere controllata con l’addestramento. Essa risulta fondamentale nella sez. C delle prove di Utilità e Difesa, in quanto propulsore di ogni esercizio di tale fase.

COMBATTIVITÀ: è il passo successivo all’aggressività, quella dote che porta al combattimento contro l’oggetto che ha scatenato la pulsione aggressiva, la quale, da sola, non basterebbe a prolungare l’azione. Nelle prove di Utilità e Difesa essa si estrinseca e si dimostra soprattutto nel contendere la manica al figurante, con l’azione non solo della bocca ma di tutto il corpo, scuotendo, tirando, appoggiando le zampe anteriori sul corpo del figurante stesso e cercando di superarlo nel combattimento corpo a corpo.

VIGILANZA: è la capacità di avvertire a distanza più o meno ravvicinata (dimensione dello spazio) e più o meno prontamente (dimensione del tempo) l’approssimarsi di potenziali pericoli. E’ una dote caratteriale atavica, fondamentale per la sopravvivenza degli animali in natura. E’ di solito distribuita in modo più o meno sviluppato tra le varie razze: più presente nelle razze da pastore, che hanno il compito di proteggere greggi sparse in territori piuttosto ampi, meno nei bovari, che proteggono animali meno attaccabili dai predatori ed ancora meno nei molossoidi, derivati da cani da combattimento, il cui pericolo deriva direttamente dall’avversario che si trova in prossimità. La caratteristica è collegata alla soglia di stimolo, di cui abbiamo parlato sopra: tanto più bassa sarà la soglia di stimolo, tanto più alta sarà la vigilanza, sia nella dimensione dello spazio che del tempo.

CORAGGIO: è la capacità di affrontare una situazione pericolosa, essendo cosciente delle conseguenze che questo potrà portare. Proprio la presenza di una scelta cosciente, della facoltà di compiere una scelta tra l’eseguire o meno una certa azione, calcolandone vantaggi, svantaggi e conseguenze anche successive, pone in dubbio che si possa parlare di “coraggio” nel cane. Si potrebbe forse più propriamente parlare di “risolutezza”, intesa come prontezza nel prendere la decisione iniziale dell’azione risolutiva di una determinata situazione, il che non coinvolge la sfera della coscienza delle conseguenze dell’azione stessa. Si tratterebbe comunque di una dote molto difficile da individuare e da isolare dalle altre caratteristiche sopra descritte, quali tempra, aggressività, possessività.

Articolo di Stefano Codemo e Pino Nugnes

 

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