Figurante: quali caratteristiche per entrare nella classifica dei big

Attori, atleti, comparse scese nell’arena della grande rappresentazione scenica e sportiva, per valorizzare le doti del cane e consentire al giudice di riconoscerle.

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Il buon figurante non fa la primadonna, ma è colui che quando entra in campo esce di scena.

Fisico al top, attento, scattante, veloce e determinato. Deciso sul cane, protagonista con lui della gara o di rimessa? Il figurante è una delle figure più importanti nella fase di Difesa, sia per valorizzare le doti del cane, sia per consentire al giudice di riconoscerle. Sono diverse centinaia gli italiani riconosciuti dall’ENCI (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana). Tanti quindi. Si contraddistinguono per interessi, abilità e preparazione. Tanti desiderano giustamente emergere, cercano la loro quattro giorni di gloria in gare importanti, dai Campionati ai mondiali. Ma che caratteristiche deve avere un figurante per aspirare ad entrare a far parte della classifica dei big?

Al servizio di giudici e cani
“La traduzione inglese del termine “figurante” è helper” spiega Angelo Taddei, preparatore e figurante SAS fin dagli anni della sua maggior età. “Rispetto alla versione italiana, il termine d’oltremanica chiarisce meglio quale sia il compito del figurante: un aiutante al servizio del giudice da una parte, del cane dall’altra” continua Taddei. “Il figurante migliore è colui che si fa dimenticare, quello che alla fine della gara non fa parlare di se stesso ma dei cani, è colui che, paradossalmente, quando entra in campo esce di scena e si adopera per favorire lo spettacolo in favore del concorrente a quattro zampe”. 
Quasi come nei film, dove i figuranti sono comparse, attori scesi nell’arena della grande rappresentazione scenica per valorizzare il protagonista, nel nostro caso il cane, ne sono l’espressione plastica, interpretano i suoi istinti per valorizzarli e concedergli la scena. Insomma, il figurante si fa interprete di una lotta simulata nella quale mettere il cane in condizione di esprimere le proprie doti e offrire al giudice la possibilità di valutarle, di misurare il suo coraggio e l’impegno sotto la minaccia, ma anche la forza e la sicurezza durante tutta la fase di Difesa.

La minaccia
La minaccia è quella che, in gergo, viene definita anche “pressione”. Il figurante la esercita soprattutto attraverso la postura e la mimica del corpo quando si dirige verso il cane” spiega Taddei “ma anche durante il trasporto. Il figurante è come un attore: mima una lotta che ha per protagonista il concorrente a quattro zampe, durantela quale, al di là del bastone, contano i gesti, le espressioni, gli atteggiamenti del corpo, un linguaggio che il cane capisce al volo e interpreta in modo istintivo. La capacità o meno di esercitare in modo efficace tale pressione è uno degli aspetti più importanti fra quelli che contraddistinguono l’abilità di un figurante” continua Taddei. “In base alle indicazioni del giudice, deve passare dalla fase di minaccia a una postura statica come se accendesse e spegnesse un interruttore”.

Le due fasi
“È più facile esercitare pressione nella prima fase, cioè durante la fuga e il trasporto. Più difficile nell’attacco lanciato, quandoentra in gioco anche la velocità. Mentre corre verso il cane, il figurante nondovrebberallentare per aspettarlo, perché in questo caso la pressione cala. Il buon figurante deve anche regolare la sua velocità in relazione a quella del cane e ammortizzare l’impatto per non fargli male. Altro requisito fondamentale: comportarsi in modo coerente e uniforme con tutti i cani, al netto delle diversità che contraddistinguono ciascuno di loro. Non è facile, specie quando il numero di concorrenti è alto”.

Atleti col bastone
“Anche l’uso del bastone richiede competenza. Il figurante deve capire quali sono le zone del corpo dove esercitare il contatto senza danni per il cane. Per esempio, sui muscoli il colpo viene attutito bene, mentre vanno evitate le ossa e le terminazioni nervose: malgrado oggi si usi un bastone imbottito, lì l’impatto non viene assorbito e il colpo può provocare molto più dolore”.
C’è chi parla di scuola olandese, chi di scuola tedesca. “Non esiste nessuna scuola” precisa Taddei. “Ci sono figuranti bravi e altri meno, in tutto il mondo. Questo mestiere non è cambiato negli anni, si deve conoscere la tecnica che è sempre la stessa. Oggi al figurante si richiede di essere un atleta, anche per stare al passo con la precisione richiesta dagli ultimi regolamenti e consentire al cane di esprimersi al meglio, di rivelarei suoi istinti, buoni o scadenti che siano”.

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