IPO: la qualità del morso

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foto di Claudia Bacchi

Minimo sforzo, massimo risultato. E’ la strategia del cane fin da cucciolo quando, sullo straccetto prima e sulla manica poi, cerca di recuperare la presa inziale, se è “in punta”, per portarla dietro verso i molari e quindi a bocca piena. E’ quanto sostiene anche Raymond Coppinger, biologo statunitense, secondo il quale, sintetizzando, potremmo affermare che il cane, ma anche il lupo, morde seguendo due opzioni diverse: con i denti canini o con i molari. Ricorre ai primi quando gli basta un morso di bassa potenza utile a lacerare i tessuti di una preda o durante un’azione di difesa da un potenziale aggressore, uomo compreso. Ricorre invece ai molari per triturare la carne e le ossa o per uccidere la preda. Ecco allora una spiegazione, in chiave etologica, che giustifica la penalizzazione che viene assegnata alle prese a mezza bocca durante la fase di Difesa nelle prove di Utilità e Difesa. Le prese piene sono molto più forti ed efficaci nei confronti del figurante rispetto alle prese “di punta”.

Questione di leve
Nei carnivori, la pressione nella zona dei molari può raggiungere i 3000 chili per centimetro quadrato, mentre nella zona dei canini può scendere fino a un decimo, cioè a 300. E’ una questione complessa che tira in ballo le leve e quindi dipende dalla specie, dalla razza, dall’età, dal sesso e dall’allenamento delle mandibole a masticare prede morbide o meno. Basta pensare al coccodrillo, la cui mandibola molto allungata indebolisce parecchio la potenza del morso via via che si sposta verso la punta dalla zona più arretrata della bocca.

Predatori al lavoro
A rigor di regolamento, nelle prove IPO, la presa (o morso) deve essere forte, energica, ferma e piena. Con l’aiuto dell’etologia e della mia esperienza quarantennale con la manica da addestramento e da gara, cerco di dare una spiegazione a queste tre caratteristiche fondamentali della presa.
Con una preda piccola, per esempio coniglio o gatto, il cane attacca alla parte alta del collo, poi scuote per rompere il midollo spinale contenuto nella colonna vertebrale. Con una preda grande (renna, alce, cinghiale) il lupo adotta la tecnica della caccia in branco, morde più volte con i canini (morso a mezza bocca) per lacerare, dissanguare e indebolire la preda. Il morso finale viene dato alla gola dal “leader” del branco. Di fronte a una preda di medie dimensioni (pecora, capra, cerbiatto o altri animali giovani) il lupo morde subito alla gola, a bocca piena, in modo che la pressione schiacci la trachea e l’animale muoia soffocato. 

Sulla manica come a caccia
Se osserviamo come si comporta il cane quando prende la manica, assistiamo all’applicazione dello schema di caccia alla preda di medie dimensioni, proprio quella nella quale il lupo sferra il colpo mortale con il morso pieno. Per il cane, la manica equivale al collo. Nel momento della presa, cercherà di afferrare con i molari e quindi a bocca piena, la parte dell’ipotetica trachea, quella esterna della manica. Questo è il primo parametro valutato nelle prove. Questa posizione è giustificata dal fatto che, proprio per una questione di leve, la chiusura della bocca è più potente quindi l’animale si stanca meno. Se invece il morso fosse a mezza bocca, gli inconvenienti sarebbero due: 1) la forza esercitata dovrebbe essere decisamente superiore per ottenere lo stesso risultato; 2) l’ipotetica trachea non sarebbe completamente chiusa e l’ipotetica preda continuerebbe a respirare.

Dal bosco al campo di gara
In natura, il cane può tenere la presa piena e ferma anche per 15-20 minuti. Interessante osservare che durante questo tempo, le sue funzioni vitali, come il ritmo del cuore, la pressione arteriosa e la frequenza del respiro, lavorano al risparmio. Ma appena il cane lascia la manica, il suo respiro torna normale. Il morso forte, pieno e fermo che si pretende in gara, dunque, è quello più conveniente anche in natura, quello che consente all’animale “leader” di uccidere la preda con più facilità, garantirsi una caccia proficua e assicurare cibo al branco. Nel nostro cane, invece, serve a valutare la pulsione predatoria in tutte le sue fasi, con particolare attenzione alla determinazione, alla dominanza e alla lotta, doti che gli consentono di evitare cedimenti gravi che lo indurrebbero lla fuga.

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