L’aggressività in natura e nelle prove di Difesa

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Ycs del Ducato di Parma in allenamento con Agustín Jurado Ruano.

Di tutte le pulsioni tipiche degli animali predatori, l’aggressività è una delle più importanti. È connessa alla sua stessa sopravvivenza, quindi alla sopravvivenza della specie. Si esprime attraverso una serie di atteggiamenti che vanno dalla minaccia attraverso la postura e la mimica del corpo, fino all’aggressione vera e propria attraverso il morso. Si riscontra anche nella fase di Difesa delle prove di Utilità e Difesa e si esprime attraverso una gamma di comportamenti riferibili ad alcune delle forme più comuni. Vediamole.

Amici e nemici
Può essere classificata in vari modi, secondo la specie verso cui è diretta o le cause che la scatenano. In particolare, in relazione alla specie animale verso cui è diretta, si distingue in:
Intraspecifica: è rivolta verso membri della propria specie (cani).
Interspecifica: è rivolta verso membri di specie diverse (animali o umani).

Le cause
Ne elenchiamo essenzialmente sei.

  • Predatoria: è quella che si scatena alla presenza di una preda in corsa o che si muove velocemente. È caratterizzata dall’assenza di una mimica particolare. Il cane non ringhia, non drizza il pelo, ma rincorre la preda e scatena la sua aggressività semplicemente mordendola. Il tipo di morso relativo è di gran lunga il più forte, perché il suo fine è quello di bloccare le grosse prede e tirarle a terra per poterle uccidere soffocandole. Oppure, nelle prede più piccole delle quali afferra il collo dall’alto, di poterle scuotere finché non si muovono più. Di solito l’aggressività predatoria è rivolta verso animali di specie diverse (interspecifica), contro la specie umana (soprattutto bambini), ma in casi meno frequenti può essere rivolta verso altri cani.
  • Da dominanza: è scatenata di solito da azioni che il cane interpreta come minacce alla propria posizione dominante, oppure dal tentativo di scalzare la posizione dominante altrui. È tipicamente intraspecifica (verso la stessa specie), ma può anche essere interspecifica, in particolare rivolta verso la persona. Nella normale dinamica familiare spesso si manifesta quando non sia chiara la giusta posizione gerarchica del cane come gregario dell’uomo e quindi di qualsiasi membro della famiglia.
  • Territoriale: è causata dalla necessità di difendere un territorio e comprende una gamma di posture: coda alta, pelo dritto, abbaio, ringhio, fino al morso.
  • Autodifesa o difesa di una persona o dei membri del proprio branco. In questo caso l’aggressività sarà scatenata da ciò che il cane interpreta come minaccia alla propria o alla altrui incolumità e, se lo riterrà necessario, potrà mordere anche senza alcun avvertimento.
  • Insicurezza: il cane interpreta come minacciose azioni o situazioni che fanno parte della vita quotidiana, che non costituiscono un pericolo e che altri cani, sicuri di sé, non ritengono insidiose.
  • Da irritazione: la può scatenare il dolore e l’avvicinarsi di una persona che, nella memoria del cane, è collegata a un evento per lui doloroso, per esempio una persona che l’ha punito o il veterinario.

Gli altri casi
Esistono poi altre situazioni nelle quali il cane esprime la sua aggressività. Le accenniamo solo perché meno interessanti dal nostro punto di vista. Eccole.
Materna. È difensiva, può essere moderata a violenta, per allontanare chiunque potrebbe fare del male ai cuccioli.
Rediretta. Si manifesta quando il cane “ce l’ha” con qualcuno, ma poiché non riesce a prenderlo, si sfoga su qualcun altro che ha “a portata di denti”.
Competitiva. Si manifesta nel caso di scarsità di una o più risorse, che possono essere, a solo titolo di esempio, il cibo, la femmina in calore o altro. Può evolversi in aggressività da dominanza, nel caso in cui il soggetto gregario, mosso dalla necessità di assicurarsi una risorsa, metta in discussione la posizione del soggetto dominante (vedi aggressività da dominanza).
Possessiva. In questo caso il cane difende un oggetto o un soggetto di cui s’è appropriato (vedi difesa dell’oggetto nel Mondioring).

Nelle prove
Nella sezione di difesa dell’IPO ci sono diverse fasi nelle quali il cane può esprimere la sua pulsione aggressiva, che, quando non contenuta nei limiti del regolamento, potrebbe anche precludere la possibilità di terminare la prova. Durante queste fasi, l’aggressività deve sempre e comunque essere sotto il controllo del conduttore, il quale deve essere sempre in grado di interrompere gli atteggiamenti aggressivi e combattivi del cane. Si tratta sempre di aggressività interspecifica (fra specie diverse) ma, potremmo dire, estremamente mirata, in quanto rivolta solo ed esclusivamente verso il figurante, mentre l’aggressività intraspecifica (verso la stessa specie) è assolutamente bandita: ne è chiara dimostrazione il fatto che nella sez. B i cani entrano in coppia, liberi dal guinzaglio a partire dall’ipo 2 e devono dimostrare assoluta indifferenza e mancanza di aggressività l’uno verso l’altro.
In particolare rileveremo aggressività in questi momenti specifici della sezione di Difesa:

  • Affronto e abbaio: il cane simula la difesa del territorio (l’affronto e abbaio è preceduto da una ricerca e perlustrazione dei nascondigli) rispetto ad un intruso. Si tratta quindi di una aggressività da difesa del territorio, a cui deve accompagnarsi un’aggressività da dominanza: la postura del cane deve esprimere minaccia, il suo abbaio sicurezza e dominanza.
  • Tentativo di fuga: il cane, mosso da istinto predatorio, insegue il figurante e, per aggressività da predazione, lo morde alla manica e con dominanza tenta di bloccarne la fuga. Da questo momento, si inizia a distinguere il comportamento aggressivo da quello combattivo. Attraverso l’atteggiamento combattivo, il cane lotta con il figurante tirando la manica e scuotendola verso terra. Il cane smette di combattere quando il figurante si ferma o in seguito al comando del conduttore. Resta comunque vigile nei confronti del figurante, e lascia trapelare una componente di aggressività che può manifestare o con la postura (vigilanza muta) oppure abbaiando.
  • Difesa del cane durante la fase di vigilanza: il cane, minacciato del figurante, afferra fortemente la manica. Anche in questa fase esprime aggressività: si tratta in questo caso di aggressività da difesa, che evolve poi di nuovo in combattività attraverso la contesa con il figurante e declina quando il figurante si ferma o dopo che ha lasciato la manica in seguito al comando del conduttore. Durante questo esercizio, attraverso la pressione del bastone imbottito, il figurante effettua due test di resistenza ai quali il cane reagisce esprimendo aggressività da irritazione.
  • Attacco al cane dalla condotta da dietro: in questo caso, il cane esprime un’aggressività da difesa, nei confronti di se stesso e del suo conduttore, in quanto è il figurante che, girandosi improvvisamente e minacciando, lo aggredisce. Dopo una fase di combattimento e dopo aver lasciato la manica, il cane continua a vigilare, mantenendo un atteggiamento aggressivo. Durante l’accompagnamento dal giudice, il cane non deve avere un atteggiamento aggressivo ma attento, vigilante e di sorveglianza nei confronti del figurante.
  • Attacco lanciato: anche in questo caso il cane esibisce un’aggressività da difesa perché risponde alla minaccia del figurante che si avvicina in corsa con urla e movimenti minacciosi. L’aggressività del cane deve essere sostenuta dalla dominanza, che gli permette di contrastare l’azione del figurante e, come al solito, trasformarsi di seguito in combattività per poi cessare. Segue una fase di vigilanza, identica alla vigilanza della quale abbiamo parlato prima, così come della difesa del cane durante la fase di vigilanza.

 

 

 

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